Pentecoste 2026 in Cattedrale

Sabato sera tutta la Chiesa di Palermo si è ritrovata in Cattedrale, convocata dal nostro Arcivescovo per celebrare la Veglia di Pentecoste. Un grande momento di preghiera e comunione per invocare il dono dello Spirito Santo e chiedere che la Parola di Dio si realizzi nella nostra vita e nella vita della Chiesa.

Partendo dall’immagine della creazione che «geme e soffre le doglie del parto» fino ad oggi, siamo stati invitati ad aprire il cuore all’azione dello Spirito. Come auspicava San Giovanni XXIII, la Chiesa di Palermo possa lasciarsi radunare dallo Spirito, ringiovanire e ritrovare entusiasmo, creatività e slancio missionario.

«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Con queste parole del Vangelo di Giovanni siamo stati esortati ad attendere con fiducia quell’acqua che disseta veramente. Dal costato trafitto di Cristo sgorga il fiume dell’acqua viva che dona la vita al mondo.

Come la Samaritana al pozzo, anche noi abbiamo rivolto al Signore la nostra preghiera: «Dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete». Gesù è la fonte dell’acqua viva, Colui che porta a compimento ogni promessa. Sulla croce, dopo aver detto «Tutto è compiuto», chinò il capo e consegnò lo Spirito. La sua promessa diventa così il nostro desiderio e la nostra speranza.

L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori. Cristo è morto per noi mentre eravamo ancora peccatori e continua a chiamarci alla missione e al servizio. Nel corso della celebrazione, il nostro Vescovo ha voluto ricordare con commozione anche la strage di Capaci, facendo memoria del sacrificio di coloro che hanno perso la vita per la giustizia e il bene comune.

Lo Spirito Santo, promesso da Gesù, ci insegna ogni cosa e ci ricorda tutto ciò che il Signore ci ha detto. È lo Spirito che anima l’amore di Dio in noi e che ci plasma in un solo corpo. Non siamo membra isolate, ma parte dell’unico Corpo di Cristo che è la Chiesa.

San Paolo ricorda alla comunità di Corinto che il corpo è uno solo, pur avendo molte membra. Così anche noi, pur nella diversità, siamo stati battezzati in un solo Spirito e dissetati da un’unica sorgente.

Anche Papa Leone XIV, nei giorni scorsi, ha ricordato che da Pentecoste riparte sempre la testimonianza e l’annuncio del Vangelo. La carità è il cuore della vita cristiana e lo Spirito Santo continua a renderci costruttori del Regno di Dio.

Al termine della veglia, tutti insieme abbiamo lodato il Signore, sentendoci chiamati ad essere artigiani di un mondo nuovo, liberato dall’idolatria, dalla divisione e dall’indifferenza. Discepoli del Risorto, siamo inviati al servizio della città e del mondo, testimoni dell’amore che vince l’odio, del perdono che genera riconciliazione, della mitezza che apre vie di pace, della compassione che si fa accoglienza e del dialogo che costruisce comunione.

La preghiera finale è stata una grande invocazione allo Spirito Santo: perché rinnovi la faccia della terra, sostenga gli oppressi, converta i cuori e renda gli uomini costruttori di pace in questo tempo segnato da guerre e sofferenze.

«Manda il tuo Spirito, Signore, e rinnova la faccia della terra».

A questa invocazione tutta l’assemblea ha risposto con un convinto e fiducioso: Amen.

Siamo tornati alle nostre case con la gioia di aver ascoltato parole di speranza e di aver vissuto un’autentica esperienza di Chiesa radunata attorno al suo Pastore, nell’attesa del dono dello Spirito Santo.

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